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"Vangelo di Barnaba" - Rassam Al Urdun PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Tuesday 04 November 2008
Ai fedeli musulmani
Dio Altissimo ha detto:
Oggi ho completato per voi la vostra religione, e ho compiuto per voi il Mio
beneficio. E ho gradito l’Îslâm come religione per voi. (âlMâ’ida: 3)
(Cerchiamo di essere sempre degni di questo dono)
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IL VANGELO DI BARNABA
Ai credenti di tutte le religioni
Qualsiasi cosa rappresenti per l’Îslâm il Paradiso, definito più
volte nel Corano “una parabola” (2ª25/26 e 47ª15, 32ª17), esso
viene meritato dalle azioni, dallo sforzo (jihad) compiuto sulle
proprie passionalità, e non dalla supina acquiescenza ai riti di una
religione e al dolore esistenziale. (45ª28: il giorno ultimo ogni
comunità sarà convocata davanti al suo Libro: «Oggi sarete
retribuiti per le vostre azioni. Quindi: Non per la vostra religione!)
Se per altre religioni l’atto di contrizione alla fin fine assolve
le cattive azioni, per il Corano solo Dio può assolvere - se Egli
lo vuole - a condizione che venga riparato il male fatto. (Concetto
estrapolato da una conferenza dello Shayhk prof.
Gabriele Mandel Khân).
Simbolo Sufi Jerrahi tratto dalla pag. web. www.sufijerrahi.it
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IL VANGELO DI BARNABA
Nel nome di Dio, Misericordioso, Misericorde
L’eremitaggio di Gesù
è la tavola imbandita del Sufi;
bada a te, o anima malata
non abbandonare mai questa soglia (Rumì - Gesù secondo i Sufi - J.Nurbakhsh)

 
Prefazione
Il Vangelo di Barnaba, ha costituito e costituisce tuttora un
importante punto di riferimento non solo per l’Islàm ma anche
per il mondo cristiano, a cui, come l’Islàm, fanno capo una notevole
schiera di correnti sviluppatesi o all’origine della propria
teologia dominante o durante il corso dei secoli, con varie motivazioni.
Esistevano copie di tale Vangelo in tutte le lingue, tranne
finora, in Italiano. I continui riferimenti (provenienti soprattutto
da area musulmana) a tale Vangelo, ha stimolato in me la
curiosità di andare al di là delle recensioni di autori di vario calibro,
per constatare, primariamente di cosa effettivamente tale
opera parlasse. Dico subito, ma ciò non deve scoraggiare i più
“duri”, che il testo esaminato non è l’originale, in quanto l’originale
è andato perso. Qualcuno potrà pensare allora che tale
ricerca è inutile: non è così e ora vi spiego il perchè. Si sa che tale
manoscritto era in uso nelle chiese di Alessandria fino al 325
d.C.,così come confermano gli scritti di Ireneo (130-200
d.C.).Il prof. M.Ata ur-Rahim, nel suo testo: “Gesù profeta
dell’Islàm” - ed. Al Hikma -, nella descrizione del Vangelo
di Barnaba, a proposito di Ireneo, afferma che costui “si opponeva
a Paolo, accusandolo di essere responsabile di avere assimilato
agli insegnamenti originali di Gesù (p.s.l.), la religione pagana
romana e la filosofia platonica. Citava estensivamente il
Vangelo di Barnaba a supporto delle sue opinioni”. Il Concilio di
Nicea, come si sa, dichiarò ufficiale la corrente trinitaria che
faceva capo alla teologia Paolina. In ordine a tale scelta, venivano
ritenuti non canonici un grande numero di libri, tra cui circa
trecento vangeli, comprendenti quello di Barnaba. Tracce di tale
manoscritto si trovano in un decreto di papa Damaso (304-384
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IL VANGELO DI BARNABA
d.C), che proibiva la lettura del Vangelo di Barnaba. Tale proposito,
venne caldeggiato da Gelasio, vescovo di Cesarea, morto nel
395 d.C. e autore altresì del famoso “Decreto Gelasiano”, contenente
una nutrita lista di proscrizioni, di pubblicazione postuma,
“arricchita” da altre opere e divulgato regolarmente nel 496,
conservante il nome originario di “Decretum Gelasianum” il cui
elenco comprendeva l’Evangelium Barnabae. Appena un anno
prima, inoltre, la lettura ed il possesso del Vangelo di Barnaba
erano state proibite da papa Innocenzo. Proseguendo nel tempo
ritroviamo menzione del Vangelo di Barnaba nella Sticometria di
Niceforo (patriarca di Costantinopoli 806-815). Ci sono poi, una
serie di storie non confermate, riguardanti sempre tale
manoscritto, come ad esempio il fatto che il libro trovato sul petto
di san Barnaba nell’isola di Cipro ad opera dell’arcivescovo
Antemio nel 488 d.C., era in realtà la copia originale dell’omonimo
Vangelo e non già una copia del Vangelo di Matteo, come
invece afferma la Chiesa. Tornando alle vicissitudini di tale testo,
vediamo che esso riappare nella biblioteca del principe Eugenio
di Savoia, il quale insieme ad altre opere lo donò nel 1738 alla
Biblioteca di Vienna, dove si trova tuttora. Al principe Eugenio,
si dice sia pervenuto dopo che un monaco, tale fra Marino, riuscì
a trafugarlo (nel 1589)dalla biblioteca personale di papa
Sisto e, dopo un lungo pellegrinare, sarebbe giunto prima ad
Amsterdam, dopodiché ne sarebbe entrato in possesso il
Cancelliere di Prussia (1713), il quale a sua volta, l’avrebbe regalato
al principe. Nella biblioteca di Vienna, il testo venne notato
dallo storico Toland che riusci a pubblicarlo nel 1747 insieme ad
altri scritti. Il manoscritto venne presentato ad un istituto inglese
dal quale fu possibile essere tradotto in inglese da Lonsdale Ragg
e fu stampato nell’università di Oxford nel 1907 (come riportato
nel libro “Gesù un profeta dell’Islàm” di Muhammad’ Ata ur-
Rahim alla pag.46 ed. Al-Hikma). Detto ciò, c’è da aggiungere,
doverosamente, che la copia tradotta dalla Ragg si riferisce a quel
famoso tomo, esposto nella biblioteca di Vienna dal 1738. Tale
versione, tuttavia, venne ritenuta poco soddisfacente, ed anche in
ordine a tale considerazione, che l’ope-
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IL VANGELO DI BARNABA
ra è stata rivista dallo studioso Luigi Cirillo che, nel 1975 ne fece
oggetto di una tesi discussa alla Sorbonna. Incredibile ma vero, il
manoscritto custodito a Vienna è scritto in dialetto veneziano, con
annotazioni a margine di foglio, scritte in arabo sgrammaticato. Il
testo contiene concetti estremamente complessi che hanno dato
adito ad uno studio approfondito. Allo stato attuale, ci si trova di
fronte, come ho già detto, ad un libro scritto in tutte le lingue e
che viene creduto opera originale di Barnaba. Nell’introduzione
all’opera, chiarirò di fronte a quale realtà ci troviamo, nonché
all’importanza dell’opera stessa, tenendo conto altresì, di non
dimenticare mai che in tutta questa “vicenda”, esiste un bandolo
della matassa che non deve essere mai abbandonato, pena la
confusione più totale nella quale il lettore desideroso di
apprendere, può senza dubbio cadere.
ALLAHU AKBAR!
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IL VANGELO DI BARNABA
Introduzione
Non voglio nascondere ai lettori meno esperti del campo, che si
tratta di argomenti molto delicati ma che, proprio per questo,
vanno affrontati con spirito critico e sicurezza, oltre che alla
dovuta onestà morale.
Introduco quindi l’argomento ricordandomi di una frase che
diceva spesso mio padre: “per conoscere un determinato argo mento,
non esiste che un modo: studiarlo!”
Detto ciò, entriamo subito nel vivo del tema.
C’è un filo conduttore di fondo, che ci permette di poter a ragione
ritenere che esiste una struttura sulla quale si sono sovrapposte
alcune “modifiche”, più o meno evidenti, apportate presumibilmente
in epoca tardo-medievale in una o più riprese e
maturate in un contesto musulmano-sciita.
Con molta probabilità, qualche studioso italiano, forse un prelato,
avrà trovato una copia sopravvissuta del Vangelo di Barnaba
in Oriente e avrà incaricato qualcuno affinché la traducesse (ciò
spiegherebbe il racconto scritto in veneziano) dalla lingua originale.
Le aggiunte in arabo messe a mò di appunti, possono
essere altri riferimenti aggiunti apposta dal detentore del manoscritto.
Ciò spiegherebbe la coesistenza di queste due lingue,
entrambe espresse in modo pessimo. Diversamente non dico che
non avrebbe senso ma sarebbe davvero difficile a spiegarselo..
Tramite la “porta d’Oriente” che i navigatori veneziani offrivano,
probabilmente, l’intermediario prese appunti in uno o più viaggi,
con l’idea di trascrivere il tutto in un secondo tempo con la
dovuta correttezza, incluse le annotazioni in arabo.
Ciò non avvenne in prima istanza ma fu realizzato dalla sig.ra
Ragg successivamente, ottenendo il medesimo risultato che
l’ipotetico committente si era prefisso.
Lasciando ora le ipotesti e tornando comunque al testo, ho
detto che esiste un filo conduttore di fondo, ebbene tale filo si
chiama Giudeo-cristianesimo.
Il Giudeo-cristianesimo esordisce all’interno del nascente cristianesimo
come movimento prima e come corrente dopo la morte
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IL VANGELO DI BARNABA
o presunta tale, di Gesù (p.s.l.). Non si tratta come qualcuno potrà
pensare, di una specie di ibrido tra giudaismo e cristianesimo
nascente: ciò potrebbe essere limitato solo alle norme ma non alla
fede. Riguardo a tale aspetto, c’è da ritenere con sufficiente
sicurezza che l’Ebionismo inglobò in toto l’identità del Giudeocristianesimo
legandosi ad esso in modo indissolubile. Il nome di
Ebioniti fu per lungo tempo quello dei giudei cristianizzati delle
regioni ad est della Galilea, che restarono fedeli ai primi inseg
namenti di Gesu (p.s.l.).
Chi ha avuto modo di leggere il mio libro “Gli Eredi del
Cenacolo” - ed. Ursini - avrà sicuramente notato come era
composta la “Nuova Chiesa di Gerusalemme”, quali erano i loro
principi e, soprattutto cosa successe quando Gesù non fu più in
Palestina. In parole povere, tutta la famosa polemica su come la
posizione di Paolo si capovolse, verte sull’impostazione che
quest’ultimo volle dare alla “Nuova Chiesa”, cosa che non
collimava con le istruzioni di Giacomo il Giusto e di Gesù(p.s.l.)
s tesso, sempre secondo la versione essena di Giacomo.
Ma vediamo il ruolo di Barnaba in tutto ciò, per poi poter meglio
c omprendere i commenti che verranno.
Paolo caratterizzò la propria opera alternando abilità di finanziere
a divulgatore di una nuova dottrina per mezzo di predicazioni
itineranti che si estrinsecò nel corso di quattro viaggi principali.
Ovviamente in questa sede, ci limiteremo a considerare
l’indispensabile, o meglio, solo quello che riguarda ciò che
a ndremo a commentare
Il primo viaggio portò Paolo, Barnaba ed il giovane evangelista
Marco1 dapprima nell’isola di Cipro, con le città di Salamina e
Pafo e poi in Asia Minore, dove vennero fondate varie comunità
presso le città di Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra, Derbe e il
loro percorso seguiva le sinagoghe. A Perge, Marco si separerò da
loro tornandosene a Gerusalemme, determinando le ostilità che
Paolo ebbe nei suoi confronti nel viaggio successivo. Il viaggio
durò cinque anni tra il 45 e il 49, non senza difficoltà e
persecuzioni; a Listra Paolo venne lapidato fino ad essere cre-
(1) Barnaba era zio di Marco (figlio di sua sorella)
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IL VANGELO DI BARNABA
duto morto. Durante il ritorno, Paolo e Barnaba ripercorsero le
tappe dell’andata a ritroso, rianimando le comunità fondate,
istruendo dei “responsabili anziani” in ciascuna delle comunità; da
Perge, infine, passarono ad Attalìa e da qui, tornarono ad
Antiochia di Siria (At 13,13-14,28). Ad Antiochia trovarono
la comunità in una situazione non propriamente tranquilla: il problema
che si poneva era quello della necessità o meno di far
“diventare Giudei” (cioè circoncidere e sottoporre alle prescrizioni
della legge mosaica) i pagani che si convertivano a Cristo.
Vi erano al riguardo due correnti di pensiero: secondo alcuni la
legge di Mosè conservava ancora tutto il suo valore e per giungere
alla salvezza era unicamente necessario osservare le opere
della Legge; secondo altri invece la salvezza veniva unicamente
dalla fede in Gesù (p.s.l.) e dal Vangelo. Per dare una risposta a
tali quesiti ben presto Paolo e Barnaba dovettero tornare a
Gerusalemme per discutere con gli altri apostoli; si ebbe così il
primo concilio ecumenico (Concilio di Gerusalemme 49 d.C.) (At
15; Gal 2,6-10). Le conclusioni di tale concilio sono riportate in
At 15,28-29: non sarebbe stata indispensabile la circoncisione per
essere considerati cristiani a tutti gli effetti.
Poco tempo dopo avvenne il cosiddetto «incidente di Antiochia»
(Gal. 2,11-14), in cui Paolo prese posizione contro Pietro perchè
questi, a suo parere, cedeva alle pressioni dei giudeo-cristiani e
non difendeva strenuamente la libertà della legge di Mosè dei
“pagano-cristiani”.
Il contrasto dipese da una diversa valutazione di atteggiamenti
pastorali tra Pietro e Paolo. Pietro ritenne indispensabile derogare,
in quella occasione, alla linea fissata dal concilio di
Gerusalemme per evitare difficoltà e contrasti tra i due “schieramenti”
cristiani, mentre a Paolo tutto ciò sembrò un cedimento
rispetto a quanto stabilito nel concilio: anche Paolo, tuttavia
non si attenne strettamente al Concilio, egli infatti fece circoncidere
Timoteo affinché venisse accettato anche dai Giudei e
dai giudeo-cristiani (At. 16,1-3).La rottura totale tra Paolo e la
Nuova Chiesa di Gerusalemme, si ebbe nel 58...tuttavia, come
ripeto, si creò una situazione altalenante tra Paolo e la Nuova
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IL VANGELO DI BARNABA
Chiesa. Quando Paolo tornava dava l’impressione di essere sottomesso
al volere degli anziani e di Giacomo, ma poi, da solo o,
in ogni caso lontano da Gerusalemme, la sua “linea” era in
tutt’altra direzione, tant’è vero che si era creata una situazione
insostenibile. Dal canto suo, Barnaba “ruppe” con Paolo già nel
5 0, tant’è, che non lo seguì più.
In ogni caso, la storia di Barnaba e Paolo, è riportata negli Atti
degli Apostoli.
A questo punto il lettore si chiederà giustamente: ma cosa diceva
la Nuova Chiesa di Gerusalemme e cosa invece diceva Paolo.
Orbene, possiamo identificare come giudeo-cristiana la Nuova
Chiesa di Gerusalemme a cui faceva capo Giacomo il giusto, fratello
di Gesù (p.s.l.), coadiuvato da dodici anziani. In questo contesto,
di cui faceva parte Paolo dopo la sua conversione. Il sedicente
apostolo di Gesù (i due non si conobbero per chi non lo
sapesse), ispirato da sentimenti della cui genuinità molti hanno
dei dubbi, volle (a torto o a ragione?) sperimentare nuove “tecniche”
per ottenere proseliti..tecniche molto simili a quelle usate
dai romani per diffondere l’adorazione dei propri dei, divinizzando
Gesù (p.s.l.) e cercando di scindere il cristianesimo dal mondo
g iudaico.
I giudeo cristiani, in buona sostanza, non vedevano di buon
occhio Paolo, per loro era solo un ex-fariseo che voleva cambiare
i concetti del messianismo ebraico con una religione le cui basi
non erano quelle mosaiche, inoltre era palese che facesse una
specie di doppio gioco, attenendosi alle regole quando si trovava
a contatto con la Nuova Chiesa di Gerusalemme...e facendo
t utto l’opposto quando ne era lontano.
Ovviamente questa defezione, che poi sfociò in rottura totale,
provocò non pochi danni alla neonata Nuova Chiesa di
Gerusalemme, la quale, dopo l’assassinio di Giacomo, si dissols
e in breve tempo.
C’è da dire che alcuni autori, da cui il sottoscritto si dissocia,
cercano di relegare il Giudeo-cristianesimo ad un fenomeno di
fermento rivoluzionario derivante dal ‘Discorso della Montagna’
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IL VANGELO DI BARNABA
a cui avrebbero aderito un certo numero di proseliti di condizione
disagiata, ansiosi di un mutamento radicale di vita: per essi
Gesù è soltanto un uomo come loro che ne ha preso al cuore la
causa e sarebbe stato investito da Dio per questa missione,
all’atto del battesimo di Giovanni.
In realtà le cose non erano affatto così, e comunque il sottoscritto
se ne dissocia apertamente. Non è possibile dare una chiara
definizione di questo fenomeno, nato dall’impatto tra
Cristianesimo e Giudaismo, che caratterizza la natura e la teologia
delle primissime Comunità cristiane, tuttavia, riflettendo a
fondo intorno a tale fenomeno, possiamo senza dubbio considerare
che in realtà vi erano diversi aspetti di Giudeo-cristianesimo
che in realtà non si possono classificare ma che, in un
lasso di tempo relativamente breve, stavano per coagularsi tra di
loro. Abbiamo un osservanza di fondo della Legge Mosaica, a cui
segue la dottrina secondo cui Gesù non era figlio di Dio ma solo
il Messia - profeta. Tutto ciò era supportato da correnti di pensiero
che si rifacevano sulla diversa gradualità di ortodossia all’interno
della dottrina stessa, un Giudeocristianesimo quindi, ma legato a
forme arcaiche della fede vicino allo gnosticismo per un certo
sincretismo che fondeva insieme elementi pagani, cristiani e
giudaici. Un Giudeocristianesimo in cui l’A.T. mantiene un
suo valore fondamentale: importanza alla Legge, alla
tradizione sapienziale, profetica, apocalittica (come vedremo
durante la disamina del testo). La preghiera risente molto
delle tradizioni di preghiera giudaiche e la Scrittura è
interpretata in base ad un esegesi vicina a quella targumica. Ecco,
questi secondo me erano i Giudeocristiani guidati da Giacomo il
Giusto: i moti rivoluzionari dell’epoca quindi, rivestivano quindi
carattere di puro fenomeno simpatizzante rispetto al
Giudeocristianesimo (ma non certo dominante) anche se in
esso, molte di queste persone finivano con l’identificarsi (più a
torto che a ragione).
Tutto ciò premesso, occorre precisare che dal testo originale dal
Vangelo di Barnaba non traspare alcun riecheggio a teorie cristiano-
gnostiche, ma solo la presenza “sotterranea” di una gnosi
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IL VANGELO DI BARNABA
puramente ebraica di estrazione essena, limitatamente ad alcuni
c oncetti.
Occorre, a questo punto, rimandare il lettore ai commenti che
verranno, segnatamente per i capitoli 123 e 158, poiché riguardo
gli esseni è risaputamente nota la credenza secondo cui,
mentre i corpi sono corruttibili e che non durano, gli elementi di
cui sono composti, invece le anime immortali vivono in eterno e,
venendo giù dall’etere più leggero, restano impigliate nei corpi
come dentro carceri quasi attratte da una sorta di incantesimo
naturale, ma quando siano sciolte dai vincoli della carne, come
liberate da una lunga schiavitù, allora sono felici e volano verso
l’alto. Con una concezione simile a quella dei figli dei greci, essi
ritengono che alle anime buone è riservato di vivere al di là
d ell’oceano... ( Giuseppe Flavio : Guerra giudaica 2, 154-155).
In questa descrizione vanno notate alcune caratteristiche particolari,
tra cui ad esempio il fatto che gli esseni, altrove rappresentati
come contrari agli insegnamenti pagani, sono paragonati ai
greci e persino si avvicinano a correnti posteriori che condannavano
il corpo, come gli gnostici. Giuseppe, inoltre, altrove
attribuisce le stesse concezioni ai farisei che, secondo altri testi,
credevano che vi sarebbe stata una risurrezione dei morti. Si dice
che si alzassero all’alba e andassero nei boschi a chiamare le
energie angeliche, con le quali si intrattenevano in modo molto
n aturale.
Abbandonate le vanità del mondo, si erano ritirati ad una vita
semplice che consentiva di avvicinarsi allo spirito per viverlo
nella materia come successivamente Gesù il Cristo (cristhos =
“ sapere”) ci ha ampiamente raccomandato.
L’esperienza essena si ritrova nello Zend Avesta di Zarathustra,
negli insegnamenti dei Veda e nel buddismo, dove il “sacro
albero dell’illuminazione” non è altro che l’albero della vita. In
Occidente contribuirono alla ricerca spirituale dello
g nosticismo, della Cabala e del Cristianesimo.
A questo punto, riallacciandoci a tutto quanto detto in precedenza,
appare plausibile che la stesura del Vangelo di Barnaba
risalga, oltre ogni probabilità, a prima del nascere dello gnosti-
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IL VANGELO DI BARNABA
cismo cristiano, per cui nulla osterebbe a sposare la tesi (se non
altro per motivi di datazione) di trovarsi effettivamente di fronte
alla fonte Q.
Tornando ora, alla Nuova Chiesa di Gerusalemme, come riportato ne
“Gli Eredi del Cenacolo”, ci sono buoni motivi per credere che il
rotolo qumraniano denominato “Commento di Abacuc” in cui si
parla di un “Maestro di Giustizia” identificabile con Giacomo il
giusto e un “Uomo di menzogna”, ammesso nella comunità e
che poi si oppone al maestro... identificabile con Paolo. Si parla
inoltre di un “Sacerdote empio” che ha tradito la propria fede
(identificabile con il Gran sacerdote del Tempio) e le proprie
funzioni, cospirando contro gli “Zelanti della Legge”, che sarebbero
gli adepti della Nuova Chiesa di Gerusalemme. C’è da dire che
Giacomo ed i suoi erano avversi alla gerarchia sadducea sacerdotale
e rappresentavano appunto, quella fazione di Ebrei che anche a
Qumran era nota come “Zelanti della Legge”. Tale congregazione
era molto di più di un’espressione religiosa: essa difatti si
riconosceva altresì nel nazionalismo ebraico, che, con militanti
decisi, erano pronti a rovesciare la gerarchia corrotta, re fantocci
compresi (i più facinorosi sognavano altresì di cacciare i romani).
Tutto ha finito per avvicinare la Chiesa di Giacomo agli Zeloti.
Il contesto Giudeo-cristiano nel quale è maturato il Vangelo di
Barnaba, era quello impostato su modello Ebionistico, secondo il
quale veniva affermata l’unicità di Dio, la priorità della Legge
(come abbiamo visto sopra), la non condivisione delle teorie di
Paolo che consideravano apostata.
Come tutti gli altri vangeli giudeo cristiani, quello di Barnaba
esiste attraverso il ricordo di qualche altro autore. Famose, a tale
proposito queste citazioni dei padri della Chiesa riguardo questi
vangeli:
“...Gli Ebioniti seguono unicamente il Vangelo che è secondo
Matteo2, e rifiutano l’apostolo Paolo, chiamandolo apostata
17
IL VANGELO DI BARNABA
della legge...” (Adversus
Haereses 1, 26)
“I Nazareni accettano unicamente il Vangelo secondo gli Ebrei, e
dichiarano apostata l’apostolo Paolo...”
(Eusebio di Cesare, Hist.Eccl. III,27)
(2) Non è il Vangelo canonico di Matteo è un testo probabilmente scritti in aramaico, risalente
al I-II secolo forse era una forma variata del Vangelo di Matteo privata della parte
iniziale (nascita verginale di Gesù), noto solo da accenni di alcuni Padri della Chiesa e
conosciuto con il nome di Vangelo degli Ebioniti
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IL VANGELO DI BARNABA
Analisi del testo e considerazioni
Fonte Q?
Avendo inquadrato in prima istanza, il Vangelo di Barnaba tra le
opere Giudeo-cristiane, sarà utile tenere presente alcune cose alla
luce delle notizie più acclarate. A questo punto sarebbe opportuno
alcuni aspetti del Giudaismo, in questa sede ne prenderemo
in considerazione tre uno rabbinico, uno qumranico e uno
ellenistico.
Benché, in effetti, poco si sa, circa l’esatta datazione dei Vangeli
ma partendo dall’ipotesi che quello di Barnaba potrebbe costituire
la famosa fonte Q, c’è da tenere presente delle analogie che
riscontriamo in Giovanni (classificato intorno al 100 d.C.) e che
pertanto metterebbero in dubbio tale evenienza....ma veniamo a
noi. È necessario fare un accenno a quello che viene chiamato
giudaismo ellenistico e che caratterizza la cosi detta epoca
intertestamentaria. Il problema ha la sua importanza, anche per il
motivo che gli studiosi non sono concordi nello stabilire le cause
del nascere e del diffondersi del giudaismo ellenistico3, né nel
(3) L’autore (ignoto) dell’Epistola di Barnaba, redatta probabilmente nell’area di Alessandria
intor- no al 110-120 d.C. in clima di giudeo- cristianesimo, recepisce chiaramente influenze di
giu- daismo ellenistico. In essa si rinnova la mitologia delle due vie e dei due regni opposti fra di
loro. L’età presente è dominata dal demonio, le cui capacità sono state indebolite
dall’Incarnazione e dalla Passione. Egli (Satana), tuttavia, esercita la sua potenza sul mondo fino
al ritorno del Cristo trionfante alla fine del tempo (vedi Riv.Islamica e cfr. alHijr: 36). Gli angeli
della luce conducono la loro battaglia contro quelli delle tenebre, sempre in ordine ad un disegno
di motivo qumranita, e il demonio tenta di strapparci alla luce per precipitarci nelle tenebre. Il
maligno viene dunque ad abitare nel cuore dell’uomo quando questi si piega al culto idolatrino e
accoglie le tentazioni della propria volontà. Policarpo, vescovo di Smirne e martire nel 156,
vede i demoni che combattono contro i martiri secondo l’ispirazione dello pseudo
Barnaba) ma, essi non hanno potere sull’anima dell’uomo di fede cfr. alHijr: 42) e sono lo spirito
di malvagità che è in noi stessi (cfr. “ l’anima che istiga al male “ Yusuf:53 e Al-Qiyama: 2).
Sempre a tale periodo (140) è il famoso “ Pastore di Erma “. In esso ricorrono le due tematiche
del conflitto interiore e del conflitto cosmico. Nel nostro cuore lo spirito del bene si oppone a
quello del male, e l’angelo del male che è dentro di noi ci sollecita al peccato. Vi è quindi in noi
una indecisione, un’ambivalenza intesa come duplicità di anime, angeliche e demoniache, ma il
demonio non ha la vittoria su chi confida in Dio e se ci affidiamo al Cristo (nel caso di tale
manoscritto), che ci invia l’angelo del pentimento e ci guida pedagogicamente attraverso l’angelo
del castigo. Tale concetto è ripetuto più volte nel Vangelo di Barnaba, nella sua parte diciamo
così “ preservata “ dagli interventi esterni.
19
IL VANGELO DI BARNABA
determinare le aree geografiche nelle quali esso si è manifestato in
m isura più o meno estesa.
Filone ama illustrare la Scrittura ed i suoi insegnamenti con un
linguaggio dichiaratamente filosofico, poiché lo scopo principale
delle sue opere è quello di presentare l’A.T. come un sistema
filosofico molto elaborato, nel quale si trovano le verità più elevate
del pensiero e della speculazione umana, anche se egli
afferma che queste verità così sublimi non sono scoperte o trovate
dai filosofi, ma provengono dalla rivelazione del Dio di
Israele. Giovanni invece è ben lontano dal proporsi di re interpretare
con un linguaggio filosofico i fatti e le dottrine dell’A.T.;
inoltre l’evangelista nelle sue allegorie, si limita ad applicare a
Gesù in forma contenuta i dati e le espressioni vetero-testamentarie
È necessario precisare bene cosa si intende per giudaismo
rabbinico perchè esso, pur avendo avuto al suo interno influssi
ellenistici o comunque estranei all’ebraismo, presenta alcune
caratteristiche proprie che lo distinguono dal giudaismo ellenistico
di cui il rappresentante tipico è Filone Alessandrino,
come abbiamo già accennato. I testi rabbinici, pur appartenendo
all’era cristiana e pur essendo redatti in parte considerevole in
epoca tardiva, contengono tradizioni ed insegnamenti come anche
rispecchiano situazioni che risalgono al tempo di Cristo e perfino
ad un’epoca anteriore. Le tradizioni raccolte negli scritti rabbinici
rappresentano quella eredità sacra del giudaismo del tempo di
Gesù (p.s.l.), custodita e tramandata dai farisei, i quali sono
rimasti tenacemente attaccati alle tradizioni dei padri...ma la vita
eterna è già una realtà presente per coloro che credono in
Gesù(p.s.l.): la resurrezione di Lazzaro nel Vangelo di Barnaba,ci
riporta di sicuro a Giovanni, anche se non si capisce quale è dei
due la fonte, come ho prima accennato. Ciò è dovuto principalmente
al fatto che il cosiddetto giudaismo ellenistico è costituito
in parte da un insieme di elementi che si realizzano non solo con
l’ingresso dell’influenza ellenistica nel giudaismo ma anche
viceversa. Realizzando ciò, si supera la prima metà del I sec.d.C.,
ecco perchè diventa davvero un rebus, stabilire quale opera
sarebbe stata scritta per prima.
20
IL VANGELO DI BARNABA
Continuando quindi con Giovanni, riporto una frase simile a quella
che troviamo nel Vangelo di Barnaba.«Gesù le disse: “Tuo fratello
risusciterà”. Marta gli disse: “Lo so che risusciterà nella
resurrezione all’ultimo giorno. Gesù le disse: “Io sono la
resurrezione e la vita; chiunque crede in me anche se dovesse
morire, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in
eterno» (Gv 11, 23-26). È già su questa terra che si avvera la
cosiddetta decisione personale.
Il «principe di questo mondo» (Gv 14, 30; 16, 11) di cui parla il
quarto vangelo richiama l’angelo delle tenebre ed i figli delle
tene- bre menzionati nei testi qumranici. Il dualismo (assente
nell’A.T.) che caratterizza i manoscritti qumranici e il vangelo
giovanneo è stato valutato in maniera diversa dagli studiosi, sia
per quanto riguarda la sua origine, sia per quanto riguarda il suo
significato. Indubbiamente tra il dualismo qumranico e quello giovanneo
ci sono delle notevoli differenze ma, in questa sede non
rivestono particolare importanza per i temi che stiamo trattando.
Diremo solo che nel dualismo giovanneo non si dà una lotta
cosmica, ma una lotta tra Gesù e il mondo: tali concetti vengono
ribaditi più e più volte nel Vangelo di Barnaba.
Illustrati in modo sintetico questi concetti,
passeremo ora all’esame del testo.
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IL VANGELO DI BARNABA
Concetti fondamentali
Nell’introduzione abbiamo parlato di impronta islamica, aggiunta
in una o più riprese dopo la stesura del testo originale, o, in
seconda analisi,l’esistenza di un testo già manipolato che reca le
chiare impronte di tali interventi.
L’intersezione islamica comincia ad apprezzarsi nel 10° capitolo,
con la visita a Gesù (p.s.l.) da parte dell’arcangelo Gabriele
che presenta analogie con la visitazione di Muhammad. (p.s.l.) Si
è notato inoltre che il tipo d’intervento, oltre che avere impronta
islamica, esso era riconducibile ad area sciita per il citare di una
massa primordiale di luce, riconducibile ad un opera che nello
shi-ismo dal Pleroma Muhammadiano che si estrinseca attraverso
gli Imam e che nel Vangelo di Barnaba viene ripreso più volte
quando si parla di “splendore” (di tutti i profeti, di tutti i santi
ecc..). Ciò è chiaramente riconducibile alla luce
Muhammadica che si trova frequentemente nella profetologia
shi’ita.4 Leggiamo ad esempio: “dopo di me verrà lo splendore di
tutti i profeti e dei santi”, oppure: “Il nome di Masìh è ammirabile
perchè Dio stesso glielo dette quando ebbe creato la sua
anima e l’ebbe circondata di splendore celeste”. Vi sono poi
riferimenti alle varie dimensioni celesti, quale chiaro retaggio
Zoroastriano, proprio più significativamente, in un contesto
shi’ita.
Il Vangelo di Barnaba, di per sé, sarebbe stato oggetto di studio
più approfondito, a mio avviso, se lo si fosse lasciato al suo stato
o riginale.
È ovvio che un Vangelo Giudeo-cristiano sia anti Paolino, così
come è altrettanto ovvio che in ambito Giudeo-cristiano non esista
nè il concetto di trinità, nè tantomeno potrebbe reggere la
deificazione di Gesù, che appare come uomo: vero profeta ma
uomo, anche se scelto da Dio e Suo Verbo....e tutto ciò, senza
essere islamici.
(4) Henry Corbin: Vangelo di Barnaba e Profetologia Islamica - Commento al V.B. - Ed.
All’insegna del Veltro
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IL VANGELO DI BARNABA
Si è citato Corbin, proprio per meglio rendere l’idea di come
anche tra i più esperti islamisti, si possano
radicare deduzioni che invece, pur se molto bene argomentate,
risultano del tutto personali.
La derivazione iranica di Suhrawardi ad esempio, ha dato spazio
al Corbin, di poter elaborare una serie di teorie intorno a ciò che
lui definisce “mondo immaginale”, derivante direttamente dallo
zoroastrismo più complesso ma con una sostanziale differenza:
Suhrawardi l’ha recepito e interpretato in modo strettamente
islamico, mentre Corbin ad un certo punto pare perdere di vista i
principali fondamenti della teologia islamica per far spazio a
teorie che nulla hanno a che fare con Suhrawardi, ne con l’Islàm
stesso.
Tale digressione è stata annotata al solo scopo di evidenziare
come sia facile cadere in contraddizione in un tema così vasto e
complesso come lo è l’Islàm.
BRANO TRATTO DA UNA CONFERENZA DEL PROF.G.MANDEL
SU GESU’, TENUTOSI A TORINO NEL 1998.
Shihâb âlDîn Yahyâ Suhrawardî (1155-1191) vide nelle parabole di Gesù valori
particolari. Nel secondo dei suoi Trattati (Il Libro dei Templi della Luce; Kitâb
Hayâkyl âlNûr) egli afferma: «Per colui che scruta le cose nascoste è di grande
importanza professare fermamente la verità del messaggio dei profeti, e saper
che le parabole dei profeti si riferiscono alle verità gnostiche, come è detto nel
Corano (29ª49) e nel Vangelo di Matteo (13°13 e 35). Così dunque la rivelazione
letterale è affidata ai profeti, mentre l’ermeneutica spirituale e l’interpretazione
esplicativa sono affidate alla Suprema Epifania, quella del Paracleto, tutto Luce
e tutto Spirito, come ha annunciato Gesù, quando disse: “Io vado dal Padre mio
e vostro, affinché vi mandi il Paracleto, che vi rivelerà il senso spirituale”. E
disse ancora: “Il Paracleto che mio Padre invierà in mio nome vi insegnerà
tutte le cose”. Le parole “in mio nome” vogliono dire che egli sarà chiamato il
Messia, perchè sarà Unto con la Luce» (Volume 2°,3)...”
L’errore fondamentale dell’esegetica Sciita riguardo Gesù, pre-
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IL VANGELO DI BARNABA
tende di basarsi sugli insegnamenti di questo filosofo, grande
m aestro sufi.
Shurawardi, più che semplice Sciita, lo si può collocare in una
derivazione Mazdeo-Iranica e la sua metafisica è molto
complessa, tanto è vero che, ospite del figlio di Saladino, finì sul
patibolo a 36 anni, essendo andato a cozzare con la visione
ortodossa del Sultano, nonostante gli appelli del figlio che lo
a veva ospitato a corte.
Orbene, il fatto che Muhammad (p.b.s.l.) sia anch’esso
[implicitamente] Messia, non può inficiare la realtà di chi lo ha
p receduto...
L ’esempio di seguito riportato è eclatante:
“Tu sei sacerdote per sempre, alla maniera di Melkisedek” (San
Paolo: lettera agli Ebrei, e ancor prima, il libro segreto di Enoch).
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IL VANGELO DI BARNABA
Inesattezze inspiegabili
Ciò che purtroppo confonde le acque, è il fatto che esiste una
confusione di termini e di eventi che lascia perplessi...
Da una parte, difatti, abbiamo un esposizione dotta che ricorda il
Sepher Yetzirà quando si parla della creazione dell’uomo, da
un’altra invece, si fanno affermazioni che vorrebbero essere a
favore del modo di vedere musulmano...ma che in realtà non lo
sono per nulla.
Altra cosa che non può reggere è il fatto che si parli, su fenomeni
che accadono nel mondo materiale e quindi sottoposti alla legge
temporale, introducendo nomi e usanze che si apprezzeranno solo
sei secoli dopo gli eventi che si stanno raccontando.
La completezza di Muhammad (p.s.l.) infatti, è quella di essere il
profeta che ha ricevuto l’ultima rivelazione da Dio e per questo
l’Islàm lo descrive come il Sigillo dei Profeti: il suo messaggio
inoltre è valido per tutto il mondo e non solo per Israele: tale
affermazione in realtà è frutto di una serie di malintesi in quanto
la responsabilità di tale asserzione è di chi ha strutturato il Nuovo
Testamento, organizzato, nella sua forma, in modo che potesse
conformarsi alle profezie formulate nell’Antico Testamento
ebraico, in cui si parlava del prossimo avvento di un Messia
terreno. Questo è particolarmente chiaro nelle numerose
affermazioni del tipo: ‘che la Scrittura possa compiersi’ o
‘secondo le Sacre Scritture’....tale responsabilità quindi, non è
certo opera divina.
Il messaggio di Gesù pertanto appare rivolto soltanto agli Ebrei: è
con Paolo di Tarso infatti, che il verbo cristiano si universalizza
e, con esso, lo stesso messaggio di salvezza diventa universale...
Ecco perchè, in considerazione di tali riscontri, si arriva (ma
non il sottoscritto e chi la pensa come me) a formulare tesi che
vedono un profeta come mera espressione di un popolo.
Come ogni altro profeta, Gesù era presente, con il suo ruolo primario
assegnatogli dall’Altissimo, già nella preesistenza. Nella
versione attuale del Vangelo di Barnaba non viene reso chia-
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IL VANGELO DI BARNABA
ro il messaggio di Gesù(p.s.l.) rispetto all’annunciazione del
Messaggero, tale evento viene dichiarato e reiterato per tutto il
testo, sottolineando che Gesù (p.s.l.) non era il vero Messia e che
al contrario lo sarebbe esclusivamente stato Muhammad. (p.s.l.)
Tutto ciò, in maniera tale che Gesù (p.s.l.) viene presentato come
un Giovanni Battista. Nel Vangelo di Barnaba difatti, Gesù
(p.s.l.) usa le parole del Battista nei confronti di Muhammad
(p.s.l.): “Io non sono degno neanche di allacciargli i sandali”...
Poi, improvvisamente, nel cap.206, l’argomento diventa ancora
più confuso poiché si legge:
“il nostro creatore, è unico, che io sono il suo servitore e che
desidero servire il messaggero di Dio che chiamate Messia”.
Appare chiaro, a questo punto, che il tema è stato più volte introdotto,
rivisto, corretto e mal tradotto, ma ora lasciamo le considerazioni
e cerchiamo di non essere oggetto
 
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