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Buona lettura! Buona lettura! "All' origine dell'amore" - Stefania Fabrizi
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"All' origine dell'amore" - Stefania Fabrizi |
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Scritto da Redazione
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Tuesday 04 November 2008 |
Oggetto: Festa di Capodanno!
Ciao Marco, come ti avevo già anticipato, ho ultimato da poco i lavori
nella mia nuova casa e sto organizzando la festa di capodanno. Mi piacerebbe
tantissimo se venissi anche tu, così finalmente ci rivediamo!
Fammi sapere
Ciao
Edoardo
RE: Festa di Capodanno!
Ciao Ed,
verrò sicuramente, anzi, ho già preso qualche giorno di ferie e sono
d’accordo con mia zia che dormirò a casa sua in quanto nella mia
non ci sono ancora i mobili.
In ogni caso, nel giro di pochi mesi traslocheremo e torneremo a viverci
definitivamente per giugno. Come sai già, presto darò le dimissioni
e inizierò a lavorare nel negozio di mio zio lì a Montebello…
ormai ho deciso!
Se sei d’accordo pensavo di portarmi dietro anche mia sorella.
Verremo da te già nel pomeriggio così ti diamo una mano.
Dimmi se devo portare qualcosa.
A presto!
Marco
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RE: RE: Festa di Capodanno!
Nessun problema, mi fa piacere rivedere anche Eleonora!
Venite pure sul presto ma non portate nulla che ho già pensato a
tutto io. Festeggeremo come ai vecchi tempi! : -)
Vi aspetto.
Ciao!
Edoardo
Marco ed Eleonora erano stati assenti da Montebello, loro
paese di origine, per diversi anni e in questo lasso di tempo
gli era già capitato più volte di incontrare sull’autostrada
l’uscita per raggiungere quei luoghi, ma non avevano mai
avuto la necessità, oppure l’occasione, di imboccarla.
Questa volta invece era diverso, poiché era proprio Montebello
la loro meta. Conoscevano la strada a memoria e percorrerla
era come tornare sul sentiero dei ricordi dove ogni singolo
metro aveva il sapore di cose già note e di esperienze già
vissute.
In lontananza apparve il cartello che sempre più chiaramente
dava loro il benvenuto:
MONTEBELLO (356 m slm)
E così, dopo molte ore di viaggio, erano arrivati a destinazione.
Eleonora si girò verso il fratello e vide che il suo volto era
illuminato da un sorriso
«Perché ridi?»
«Perché sono molto felice di rivedere i miei vecchi amici,
chissà come sono cambiati! E poi sarà divertente trascorrere
la serata tutti insieme»
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Lei sospirò con rassegnazione «Io invece temo di annoiarmi.
Spero solo che ci sia Angelica, almeno so con chi
parlare.»
«Non avrai mica l’intenzione di mimetizzarti con l’arredamento
e tacere tutto il tempo, mi auguro. In fondo li conosci
pure tu i miei amici e magari potresti anche incontrare gente
nuova.»
«Mah, chissà.» Gli rispose senza entusiasmo. Ogni volta
che doveva partecipare ad un raduno che implicasse un folto
numero di persone, lei si sentiva a disagio e come paralizzata
dalla paura di essere osservata (e giudicata) dagli altri.
«D’altra parte preferivi rimanere a casa? Secondo me ti saresti
annoiata ancora di più. Te lo dico col cuore in mano,
Eleonora, tu devi assolutamente superare il tuo brutto difetto
di chiuderti ed essere scontrosa con le persone e le situazioni
che ancora non conosci! Quante volte non avevi voglia di fare
qualcosa, eri seccata, e poi mi hai detto che invece ti eri divertita
tanto?»
«Ma poi sono tutti amici tuoi, io c’entro poco.»
«Ma non è vero, su.»
«E poi già il padrone di casa è insopportabile.»
«Perché, che ti ha fatto? Sono anni che non vi vedete!»
«E meno male! Da piccoli stava sempre lì a stuzzicarmi per
farmi arrabbiare. Era un ragazzino snob ed egocentrico e sicuramente
adesso sarà ancora peggio.»
«D’accordo, ma tu stai parlando di quando avevi circa tredici,
o forse quindici anni… lo sai che nel frattempo Edoardo
è cresciuto? Non credo proprio che ora assuma nei tuoi confronti
quegli atteggiamenti indisponenti che dici tu. Anzi, credimi,
col tempo è diventato tutta un’altra persona.»
«Lo dici perché è amico tuo.» Gli rispose mantenendosi
sulla difensiva
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«Vedrai con i tuoi stessi occhi se dico fesserie! Comunque,
adesso mi devo concentrare sulla strada»
Marco tirò fuori della tasca un foglio di carta su cui aveva
segnato a penna le indicazioni per raggiungere la casa di
Edoardo «Dunque qua dice che devo attraversare Montebello
e proseguire verso Carpeneto.»
«Ma non abitano dietro la piscina?»
«No. Quella casa lì l’hanno venduta sei anni fa e poi si sono
trasferiti vicino al mobilificio, in una villa più grande. Nel
frattempo Edoardo ha comprato una casa tutta sua. Mica poteva
vivere ancora sotto lo stesso tetto con i suoi genitori, alla
sua età.»
«Ah non lo sapevo. E Angelica?»
«Lei poi si è sposata, abita con il marito.»
«Quanti cambiamenti!»
«Ele, guarda che il tempo passa per tutti, eh!»
Attraversando Montebello, Eleonora fu colta da un moto
di gioia improvvisa poiché ogni angolo parlava del suo passato;
le strade, le case e persino i negozi erano rimasti esattamente
come li aveva lasciati, aspettando con pazienza il suo
ritorno. Lei avrebbe voluto scendere dalla macchina e parlare
con la gente, vedere se si ricordavano di lei, ma in pochi minuti
superarono il paese per proseguire su una lunga strada
in aperta campagna che alla fine li accompagnò in una zona
un po’ isolata, dove l’unica costruzione era un grande casolare
circondato dagli alberi.
«Eccoci, siamo arrivati.» annunciò Marco ripiegando il foglio
e parcheggiandosi a pochi metri dalla porta di ingresso.
«È questa?» chiese guardandosi intorno ammirata «Che
bella!»
«Sì, è vero, proprio bella! Ah eccolo lì!»
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Edoardo apparve sulla soglia, materializzandosi improvvisamente
dai ricordi di Eleonora. Lei rimase interdetta fin
dal primo momento in cui lo vide, trovandolo istintivamente
cambiato da come se lo ricordava ma senza capire di primo
acchito in cosa fosse diverso.
Marco scese dalla macchina rapidamente per salutarlo con
grande affetto mentre Eleonora si avvicinava a passi lenti,
quasi nascondendosi dietro allo sportello.
Edoardo era un giovane uomo alto e prestante. Aveva i
capelli castani scuri, mossi e corti che incorniciavano un viso
dai lineamenti dolci ma decisi, illuminato dagli occhi verdi
chiari.
Abbracciò e baciò Marco con affetto ed Eleonora assistette
alla scena provando imbarazzo nell’attesa che avesse fatto altrettanto
con lei, poiché da quando si conoscevano lui l’aveva
sempre messa in agitazione, nel bene o nel male.
«Ciao, siete arrivati finalmente!» Disse a Marco tenendogli
una mano sulla spalla.
«Come ci sei finito quaggiù? Non mi è stato mica facile
trovarti.»
«Lo so, però ti assicuro che è un posto spettacolare.» Gli rispose
rivolgendosi un momento dopo verso Eleonora con un
sorriso smagliante «Ciao Ele!»
Lei gli fece educatamente un cenno con la mano, rimanendo
“al sicuro” e immobile dietro la macchina.
Invece lui si avvicinò deciso e la baciò sulle guance strappandole
un timido sorriso.
«Quanto tempo! Come stai?» Le chiese ammirandola nella
sua figura.
«Bene, grazie, e tu?» Gli rispose comportandosi come se
l’avesse appena conosciuto
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«Benissimo. Caspita come sei cresciuta, non sei mica più
la bambinetta di casa! E io mi sento inesorabilmente sempre
più vecchio.»
Lei gli rispose con un altro sorriso, pronunciando ad alta
voce la prima frase che le venne in mente per non rimanere in
silenzio «Sì infatti, il tempo passa.»
Di fronte ai suoi modi impacciati, Marco intervenne ridendo
«Mia sorella teme che tu le faccia qualche battutina
cattiva delle tue.»
«Ma no, Ele! Giuro che sarò bravo!» Rispose Edoardo divertito.
Lei abbassò lo sguardo a terra soffocando una risata e,
di fronte al suo viso imbarazzato, Edoardo tagliò corto e li
esortò ad entrare in casa.
Li fece accomodare e gli chiese di dargli le giacche. Eleonora
se la tolse mentre Edoardo la osservava sorridendole. La
sua innata timidezza la metteva sempre in difficoltà e senza
che se ne accorgesse le uscì un “Ciao” detto quasi sottovoce
che la fece sentire sciocca: non aveva senso, si erano appena
salutati.
Per tutta risposta ricevette da lui una carezza sulla spalla
come gesto di confidenza e fraternità; un semplice piccolo gesto
che, in qualche modo, la colpì.
Poi lui li portò a fare un giro della casa mostrandogli
una stanza dopo l’altra, descrivendo come avesse scelto
i colori delle pareti, le piastrelle, i mobili e le suppellettili.
«La festa la faremo invece nel seminterrato, venite che vi
faccio vedere.» Disse facendo strada lungo una scala che
scendeva al piano sottostante.
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La stanza era ampia e arredata in stile rustico. In fondo, su
una parete, c’era un tavolo imbandito e dall’altra parte una
consolle per la musica.
«Più tardi verrà un mio amico dj.»
«Bello!» Commentò Marco, guardandosi intorno
«L’intenzione è quella di fare una vera e propria festa come
quelle che facevamo da ragazzini, in puro stile anni ottanta,
visto che gli invitati sono prevalentemente vecchietti e nostalgici
come noi.» Disse entusiasta
Fino a quel momento Eleonora era rimasta ad ascoltarlo
senza intervenire e approfittò di un momento in cui lui tacque
per chiedergli notizie di Angelica, sua sorella.
«Verrà stasera, anche se mi ha detto che non si tratterrà
molto, visto che è incinta e non si deve stancare.» Le rispose
con gli occhi fissi su di lei, soffermandosi così a lungo da indurla
a distogliere istintivamente lo sguardo dal suo viso, per
poi notare la mano appoggiata allo stipite della porta.
Arrossì, pentita di aver attirato l’attenzione su di sé con
quella domanda e lui se ne accorse ma lasciò correre, conoscendola.
«Torniamo di sopra che vi mostro dove potete prepararvi
per la serata.» Aggiunse, dirigendosi verso le scale.
Più tardi iniziarono ad arrivare anche gli altri invitati e piano
piano la riunione prese vita. Oltre ai vecchi amici, Edoardo
aveva invitato anche una sua cugina, Veronica, che Marco ricoprì
di attenzioni durante tutta la sera, trascurando la sorella
che finalmente si sentiva libera dal suo continuo controllo.
Eleonora osservava gli altri che ballavano, parlavano e
scherzavano tra loro, rimanendo da sola in un angolo e chiusa
nella sua introversione. Per apparire più disinvolta, sor-
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seggiava un bicchiere d’aranciata e dispensava dei timidi sorrisi
a tutti i volti conosciuti che si avvicinano al buffet accanto
a lei. Alcuni si fermavano a parlarle e lei rispondeva con educazione
alle loro domande, facendo tuttavia fatica ad ordinare
le parole che spesso uscivano tronche e balbettate dalla sua
bocca; mentre parlava si guardava intorno distrattamente intravedendo
di tanto in tanto Edoardo tra la gente, il quale faceva
di tutto per mettere gli altri a loro agio. Lui era simpatico
e molto cordiale, pensò, mentre un sorriso spontaneo le
nacque sul volto senza che se ne accorgesse, dondolando appena
il corpo, sulle note conosciute di “Bette Davis Eyes”.1
Rimase immobile nello stesso punto a lungo, attendendo
con crescente impazienza l’arrivo di Angelica. Lei era per
Eleonora come una sorella maggiore, quella che non aveva
mai avuto, ed erano legate da un rapporto di affetto e confidenza
reciproca fin dalla nascita.
Angelica era una donna sui quarant’anni, alta e longilinea.
Una cascata di capelli biondi le scendeva fin sotto le
spalle e aveva gli occhi celesti chiari ed espressivi. Camminava
con eleganza raffinata nonostante fosse quasi alla fine
della gravidanza.
Quando Eleonora la vide finalmente arrivare, le andò incontro
immediatamente.
Angelica la riconobbe all’istante e l’abbracciò «La mia piccola
Eleonora Ascenzi!!!» Gridò entusiasta. «Come stai tesoro? È
tanto tempo che non ci si vede! Fatti guardare: sei bellissima!»
«Angi che bello rivederti! Stavo cominciando a pensare
che non saresti venuta.»
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1 Di Kim Carnes, “Mistaken Identity», EMI America, 1981.
«Uh no, figurati se potevo declinare l’invito di mio fratello,
mi avrebbe tenuto il muso per giorni.»
«Come stai? A quando il lieto evento?»
«Benino, ogni tanto qualche capogiro, ma meno male che
ormai mancano solo sei settimane.»
«Che bello, chissà che gioia!»
«Eh sì! Spero che arrivi presto il momento perché non ce la
faccio più.»
«Magari vengo a trovarti in ospedale.»
«Non ci credo, l’ultima volta che ti sei fatta viva risale a un
secolo fa e sempre e solo per telefono, non sei mai più venuta
di persona!»
«Lo so, hai ragione! Adesso sono presa dall’università, l’ho
quasi finita. Però prometto che quando tornerò a vivere qui
sarò sempre a casa tua!»
«Fantastico, così chiacchiereremo ad oltranza! Però ci
conto eh!»
«Mi piacerebbe anche salutare i tuoi genitori prima di
andare via.»
«Dai vieni che saranno contenti anche loro di vederti. E
poi sei cambiata così tanto!»
«Dici davvero?»
«Certo! Anche Edoardo ne è rimasto colpito.»
«Ah sì?» le chiese assolutamente sorpresa
«Sì sì, dice che da brutto anatroccolo ti sei trasformata in
una bellissima ragazza, attraente e delicata, parole sue.» Rise
«Potrebbe fare il poeta!»
Eleonora sorrise a mezza bocca in sintonia con l’umorismo
con cui Angelica le stava parlando, prendendo allo
stesso tempo coscienza che quel complimento arrivatole indirettamente
da Edoardo le aveva invece creato agitazione.
Voleva dire qualcosa per sdrammatizzare ma Angelica si
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voltò sentendo Marco ed Edoardo avvicinarsi per raggiungere
le rispettive sorelle e cingere ognuno le spalle di quella
dell’altro.
Le parole di Angelica vibravano ancora nell’aria ed Eleonora
accolse quel gesto d’affetto di Edoardo e la sua vicinanza
rimanendo immobile ed evitando di guardarlo.
«Allora, di nuovo tutti insieme!» Esclamò Marco alzando il
bicchiere che aveva in mano «Un brindisi a noi quattro!»
«Cin cin!» Fecero tutti abbracciati formando un cerchio.
«Che bello ragazzi, vi voglio davvero un enorme mondo
di bene!» Disse Angelica, stringendosi tra Marco ed Eleonora.
«Ve lo devo confessare: nel momento in cui ho pensato
di organizzare questa festa, ho voluto cogliere l’occasione
del capodanno per tornare a stare un po’ insieme.» Disse
Edoardo tenendo il bicchiere a mezz’aria. «Dunque, propongo
un altro brindisi, a Marco ed Eleonora, i miei carissimi
amici e fratelli!»
«E speriamo di non dover traslocare mai più da Montebello.
» Sottolineò Marco accogliendo il suo gesto.
«Davvero!» Intervenne Angelica. «Però se devo essere
sincera ho sempre pensato che in un modo o nell’altro sareste
tornati a vivere qui. Forse perché non avete mai venduto
la casa.»
«Sì anche io l’ho sempre creduto» Le fece eco suo fratello
«Io…» iniziò a dire Eleonora con voce flebile mentre gli altri
tre facevano fatica ad ascoltarla a causa della confusione.
Allora lei alzò la voce, sforzandosi parecchio «Io sono felicissima
di essere ancora qui con voi, mi siete mancati!»
Angelica la strinse e le diede un bacio sulla tempia e il fratello
fece quasi contemporaneamente la stessa cosa.
«Anche tu Ele ci sei mancata tanto, vero Edo?»
«Certo che sì!»
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La compagnia si separò ed Eleonora si ritrovò da sola a girare
per la stanza. Ad un certo punto riconobbe Germana, la
fidanzata di Edoardo. Desiderò fin da subito di evitarla, poiché
ogni volta che in passato avevano avuto occasione di parlare,
Eleonora si era sentita a disagio e sotto esame.
La penombra riusciva a nasconderla fintanto che non veniva
illuminata dalle luci colorate e poteva contare anche sul
fatto che con Germana non aveva mai avuto un rapporto confidenziale
e a meno che non decidesse di andare a salutarla,
l’altra non l’avrebbe sicuramente fatto.
Così, si sedette vicino al muro e la osservò: Germana era
molto magra e molto alta, quasi mascolina nell’aspetto e
nei modi, aggressiva e sicura di sé. La vedeva gesticolare in
mezzo ad un gruppo di persone e parlare senza dare spazio
agli altri.
Con lo sguardo fisso su di lei, Eleonora cercava di capire
cosa avesse potuto condividere con Edoardo, supponendo
dalla sua presenza che stessero ancora insieme come li aveva
lasciati quando era partita. Rifletté che loro probabilmente
erano stati molto fortunati a trovare quella perfetta
alchimia di coppia che lei non aveva ancora avuto modo di
provare in prima persona, non essendosi mai innamorata
veramente.
Era ancora assorta in quei pensieri, quando un ragazzo che
non aveva mai visto prima si sedette accanto a lei e le chiese
come mai non avesse compagnia.
«Veramente sono qui con mio fratello.» Rispose allontanandosi
da lui di un posto
«Meno male, pensavo che dicessi col tuo fidanzato! Allora
ci sono possibilità che tu possa incontrare la tua anima gemella
stasera.»
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Lei tacque, l’insofferenza verso quella inaspettata confidenza
aveva innalzato una barriera tra loro
«Piacere, io mi chiamo Eugenio e tu?»
«Eleonora.» Gli disse, costretta a porgergli la mano
«Che bel nome Eleonora! Molto adatto ad una ragazza così
carina.» Le disse sornione
«Grazie.» Le parole incolori di Eleonora tradirono il suo
stato d’animo seccato per quel corteggiamento indesiderato
ma lui non si perse d’animo e rialzandosi in piedi cercò di
tirarla su per il braccio: «Dai alzati, andiamo a fare un giro
insieme.»
«No guarda, proprio no!» Gli rispose implorante, opponendo
resistenza.
«Dai non vorrai mica rimanere da sola qui tutta la sera.»
«Perché no, potrei preferire così!» Si voltò guardando nel
vuoto di fronte a sé, meravigliata di essere riuscita ad assumere
un atteggiamento più brusco.
Edoardo era poco distante da loro e aveva notato la scena.
Decise di intervenire e si avvicinò rapidamente; quando
fu di fronte a loro, Eleonora desiderò di allontanarsi da entrambi
il prima possibile mentre Eugenio guardò il cugino
con fare perplesso, seccato per la sua intromissione.
Edoardo si rivolse a lei «Mi aiuti a prendere i fuochi? Tra
poco è mezzanotte.» La prese per mano per farla alzare in
piedi ed Eleonora lo assecondò d’istinto, capendo che la
stava aiutando a liberarsi dalla fastidiosa situazione in cui
si era ritrovata suo malgrado.
«Mi dici il tuo segreto? Con me fa la ritrosa.» Lamentò
Eugenio
«Sarà meglio che non insisti con lei, Eleonora è una brava
ragazza e non fa per te.» Gli disse l’altro allontanandosi da lui
e uscendo dalla stanza.
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Una volta da soli, Eleonora lo ringraziò trattenendo uno
slancio di buonumore
«Avevo capito che ti trovavi in difficoltà e non mi sono
fatto i fatti miei.» Le rispose, con un bel sorriso
«Infatti non lo sopportavo più.» Aggiunse lei con inedita
complicità
«Non farci caso, mio cugino è sempre così, hai fatto bene
a non dargli spago. Ha un modo di fare che imbarazza anche
me.»
Lei realizzò di averlo di fronte: erano soli ed Edoardo
la stava fissando di nuovo negli occhi. Il sorriso le scomparve
dal volto e in un istante si trovò a cercare febbrilmente
qualcosa da dire per rompere la tensione in cui era
caduta.
Lui però fu il primo a parlare «Ti stai divertendo, comunque,
cugini rompiscatole a parte?»
«Sì, molto! E poi la tua casa è molto bella.»
«Cosa c’entra?» Le chiese con una risata
«Niente.» Rise anche lei facendo spallucce «Comunque…
mi sto divertendo» Aggiunse piano
«Beh non si direbbe, sei sempre da sola e non hai ancora
ballato con nessuno.»
«Forse perché nessuno mi ha ancora invitata.» Rispose
candidamente realizzando troppo tardi che lui avrebbe potuto
scambiare quella frase per un invito.
«Vedrai che prima o poi succederà, Ele, la serata è ancora
lunga» Le disse con voce dolce
Germana apparve all’improvviso alle loro spalle: la sua
gelosia l’aveva spinta a seguirli.
«Che fai amore?» Chiese, malcelando un certo disappunto
nel trovarli da soli, lontani dagli altri e soprattutto fuori
dal suo controllo.
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Edoardo si girò di scatto e le rispose tranquillamente
«Niente, amore.» Con un sarcasmo così pungente e aspro nella
voce da stupire Eleonora.
«Sei sparito!» Aggiunse lanciando un’occhiataccia ad
Eleonora, la quale si affrettò a trovare una giustificazione
per fugare qualunque sospetto «Stavamo prendendo i fuochi
d’artificio.»
Germana l’ascoltava facendosi avanti a passi lenti, squadrandola
dal basso verso l’alto «Lasciala stare poverina, ti
aiuto io. Tu cara vattene pure di là, non ti preoccupare!»
Edoardo le aveva voltato le spalle, dimostrandole apertamente
che non gradiva la sua presenza «No, grazie, se
avessi avuto bisogno di te ti avrei chiamata.»
«Beh, allora, visto che siete già in due…» Intervenne
nuovamente Eleonora «Vado io di là, così non vi impiccio.»
Si dileguò in un secondo, togliendo ad entrambi la possibilità
di replicare; era più giusto così, pensò, e si allontanò
provando comunque un inconsapevole sentimento di
contrarietà.
Dall’altra parte della stanza vide Eugenio che nel frattempo
si era messo dietro ad un’altra ragazza e ne fu sollevata: in
fondo ne era valsa la pena di sopportare il confronto con Germana
per liberarsi di quello scocciatore.
A pochi minuti dalla mezzanotte, il dj fermò come da copione
i festeggiamenti, facendo ascoltare a singhiozzi “Dance
hall days”2 e invitando tutte le persone presenti a non perdere
di vista le lancette dell’orologio.
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2 Di Wang Chung, Geffen Records, 1982.
Ogni anno si ripeteva lo stesso rituale ed Eleonora rimaneva
puntualmente affascinata dalla sensazione palpabile di
aspettativa generale che si creava di punto in bianco. Scandirono
all’unisono gli ultimi dieci secondi del 1999, alla fine dei
quali stapparono le bottiglie di spumante lanciando tappi per
la stanza come granate su un campo di battaglia. Brindarono
e si scambiarono gli auguri in una confusione tale che Eleonora
fece fatica ad individuare suo fratello, Angelica ed Edoardo,
desiderando di condividere soprattutto con loro quel momento
di allegria.
Rimase immobile cercando tra la gente finché non sentì un
braccio cingerle la vita e la voce di Angelica farle gli auguri, tintinnando
il flûte contro il suo «Che il nuovo anno ti porti tantissime
fantastiche sorprese!» le disse con un bacio sulla guancia.
«Grazie Angi anche a te!» Le rispose felice. Poi esitò un
momento e le chiese «Hai per caso visto i nostri due fratelli?»
«Sì, sono lì.» Le rispose indicando a poca distanza.
Marco ed Edoardo erano uno di fronte all’altro ed Eleonora
li raggiunse a passi lenti. Appena gli fu vicina, i due ragazzi
si girarono contemporaneamente verso di lei e Marco le
diede un bacio sulla guancia «Buon anno sorellina!»
Lei si girò verso Edoardo sollevando il bicchiere come a
volersi tenere a distanza ma lui si avvicinò in un secondo per
baciarla a sua volta e brindare con lei «Buon anno Ele!»
Lei non rispose, ma accennò un sorriso che brillò sotto le
luci colorate, che ricevette in cambio un delicato buffetto sulla
guancia.
Marco esortò l’amico ad uscire in giardino per accendere i
fuochi d’artificio e in breve tempo si allontanarono entrambi
da lei.
Subito dopo uscirono anche tutti gli altri, lasciando la stanza
semi vuota.
23
La serata era molto fredda; il cielo terso illuminato dalla
Luna faceva da sfondo alle fontane brillanti e multicolori che
per qualche istante offuscarono le stelle.
Eleonora si era rifugiata in un angolino vicino all’uscita,
stringendosi nelle braccia e facendo attenzione a non urtare
contro le luci incandescenti che con una danza intermittente
ricordavano ancora che il Natale era vicino, anche se
passato.
Lei si sentiva felice nell’osservare il fratello che si divertiva
a scoppiare i fuochi d’artificio con Edoardo, il suo più grande
amico di sempre e ancora più felice al pensiero che finalmente
entro poco tempo avrebbero potuto di nuovo frequentarsi
come una volta, condividendo quel rapporto speciale che li
univa fin dalla nascita.
«Brrr che freddo!» Angelica le fu accanto e l’abbracciò «E
tu che sei pure vestita di niente! Torna dentro altrimenti rischi
di ammalarti!»
Rientrarono per continuare a contemplare quello spettacolo
di luci dalla finestra, ancora abbracciate, mentre di fianco
a loro giunse Germana. Eleonora percepì la sua presenza e rimase
immobile, guardandola con la coda dell’occhio.
«Tuo fratello non crescerà mai.» Commentò quella, seccata
Angelica si girò e la guardò indispettita «In che senso
scusa?»
«Mi aveva detto che quest’anno non avrebbe fatto niente
per capodanno e invece eccolo lì che fa lo scemo con Marco.
Adesso magari si fa pure male!»
«Direi che è abbastanza grandicello no? Lascialo stare che
si sta divertendo per una volta!»
«Saremmo stati meglio in montagna, a sciare, invece che
rinchiuderci qui»
24
Angelica la ignorò e Germana si allontanò sbuffando.
Eleonora tacque, perplessa.
«Non farci caso, quella deve sempre guastare le feste, è
una gran rompiscatole che deve prevaricare su ogni cosa che
fanno gli altri. Sembra che ce l’abbia con il mondo intero!»
«Sono ancora fidanzati… mi pare di aver capito.»
«Purtroppo sì.» Le rispose, fissando il fratello fuori in giardino
che parlava accanto al suo amico «Ma secondo me farebbero
bene a lasciarsi.» Continuò assumendo un tono più grave.
«Mio fratello ha bisogno di una ragazza diversa, una che
sia dolce e che sia veramente innamorata di lui, non di una
che mira solo ai suoi soldi e al suo status.»
«Perché? Non si amano?»
«Una volta forse sì, ma detto tra noi ormai sono vittime
dell’abitudine e mio fratello non ha il coraggio di troncare. Sai
quante volte me l’ha detto che non sente più trasporto nei
confronti di Germana? Innumerevoli. Non c’è più amore né
stima reciproca e ogni volta che litigano e si allontanano io
spero sempre che sia quella buona ma poi lei riesce sempre a
riprenderselo facendo leva sulla sua bontà d’animo, potendo
contare anche sull’appoggio totale di mia madre.»
Eleonora l’ascoltava mordicchiando il bordo del bicchiere
di plastica mentre la curiosità di approfondire quell’argomento
cresceva ad ogni parola che usciva dalla bocca di
Angelica.
«Mia madre vorrebbe vederli sposati prima possibile e
martella mio fratello ogni giorno. Lui però prende tempo perché
non è del tutto scemo e sa bene che sarebbe una scelta
sbagliata.»
«Beh… se non è sicuro, fa bene a…»
«Sì, concludendo sono fermamente convinta che dovrebbero
lasciarsi. Ci vorrebbe un qualcosa o meglio qualcuno che
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desse una smossa alla situazione. Vorrei che mio fratello o lei
prendessero una sbandata per qualcun altro, un motivo valido
per allontanarsi del tutto e finalmente per sempre.»
Il marito di Angelica interruppe i loro discorsi bruscamente:
per loro era ora di andare a casa. Salutò Eleonora e la invitò
ad andarla a trovare prima di tornare in città. |
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