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"Alessia M. Io, Pierrot" - Beppe Cordaro PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Tuesday 04 November 2008
Buongiorno, mi chiamo Alessia.
Beh, il nome non è male, almeno credo!
E nemmeno io, così spero.
Sì vabbè, c’è di meglio in giro, ma sono arcistraconvinta
che si possa trovare facilmente anche di molto, di molto
peggio!
E poi francamente, ritengo che io sia la persona meno
adatta per poter dare dei giudizi su me stessa.
E in genere, io odio i giudizi.
Nessuno dovrebbe permettersi di giudicare, se stesso ma
soprattutto gli altri.
E invece c’è tanta gente che lo fa.
Ed io non la sopporto.
Non la giudico, ma non la sopporto e basta!
 
Eppure lo fa lo stesso…
Non gliene frega niente di entrare nelle mie grazie…
Eppure non sa cosa si perde…
D’altra parte, ci sono tante altre cose che non sopporto…
Non sopporto prima di tutto la maleducazione, l’arroganza
e la mancanza di rispetto.
Ma credo che siano davvero in tanti quelli che non la
sopportano…
Eppure ce n’è di ogni tipo, in giro.
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Ad esempio, detesto quelli che quando entrano in un locale
pubblico, tipo un pub o un ristorante, lasciano la porta
aperta.
Soprattutto d’inverno.
E lo fanno in tantissimi…
Questo per me è sintomo di PESSIMA educazione, perché
qualcuno poi, si dovrà necessariamente alzare per andarla
a chiudere. E magari stava discutendo con gli amici di
qualcosa d’importante e ha dovuto interrompere tutto, solo
perché aveva freddo e perché qualche idiota aveva lasciato
la porta aperta!
Fa freddo d’inverno, ma questo è un concetto già abusato,
niente di nuovo fin qui. E poi non era questo, ciò che volevo
dire.
Ah sì…Mi chiamo Alessia e ho… 32 anni, se ricordo bene!
Uno più uno meno, che differenza fa?
No, dovrebbero essere proprio 32.
Sì, sono 32, ne sono certa, ho fatto il conto.
Ma ho sempre un po’ d’incertezza a ricordare esattamente
la mia età, quando me la chiedono. Tendo sempre a
darmi qualche anno in meno, raramente anche qualcuno
in più.
E non per fare come le attrici famose, ma perché mi sento
davvero giovane dentro.
Più che giovane, direi… piccola.
E me ne accorgo quando a volte faccio delle cose strane,
o mi vengono in mente delle idee balorde.
Che poi pensandoci, mi chiedo pure: vabbè, ma cosa sono
le cose strane che faccio?
E poi mi rispondo: sono strane quelle cose che le altre
non farebbero, e tu invece sì.
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Come quella volta che ero al casello autostradale, e mentre
il bigliettaio mi dava la ricevuta gli chiesi: “Scusi, può
controllarmi un attimo in testa, se per caso c’è un verme?”
Solo perché mi sentivo prudere come se ci fosse qualcosa
fra i capelli.
Non credo che Francesca l’avrebbe fatto e nemmeno
Margherita.
Francesca è troppo timida per fare di queste uscite,
quando gliel’ho raccontato stava morendo dalle risate, mi
ha chiesto: “Ma come ti vengono certe cose?”
Vabbè, Margherita è sposata, ha una bambina, mica tanto
bambina poi, ha 11 anni.
E fa la casalinga a tempo pieno ormai, è una vera donna
di casa, seria e precisa.
Ma a parte che lei ha tre anni più di me. Però non credo
proprio che io fra tre anni potrò diventare come lei è adesso…
e questo non gioca a mio favore!
… o forse sì…?
Vabbè, questo è il tipo di cose strane che faccio.
E le idee balorde? Beh, di quelle me ne vengono così
spesso che a volte mi chiedo: “Ale, ma ti rendi conto che hai
32 anni?”
Ed il problema principale sta proprio qui, nel fatto che
spesso non me ne renda conto.
A volte faccio cretinate da adolescente, ed il peggio è nel
fatto che lo riconosco molto difficilmente, perché sono troppo
orgogliosa.
E per me non è un difetto, essere orgogliosi.
Ok, assodato che spesso mi sento più piccola di quello
che realmente sono, resta da capirne la motivazione.
Forse soffro della sindrome di Peter Pan, no ma quella è
per i maschietti, per le donne è uguale?
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Boh, un giorno controllerò su Internet, quando avrò tempo,
non è importante saperlo adesso.
Quello che c’era da dire l’ho già detto.
Che mi chiamo Alessia, Ale per gli amici, e che ho 32 anni,
più o meno.
Come presentazione credo che basti.
Di solito mi presento così, alla gente, e va quasi sempre
bene.
Che fai, sei sposata, lavori? Queste sono cose che si chiedono
sempre dopo, quando la conoscenza diventa più approfondita.
Per ora penso possa bastare.
Ah, però ho detto un’altra cosa molto importante.
Ho detto Buongiorno.
Perché sono una persona molto educata, io.
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Capitolo 2
Credo che avrei bisogno di colori nuovi.
Credo che avrei bisogno di colori.
Se avessi dei colori nuovi, potrei dipingere.
Se avessi dei colori, potrei pitturare le pareti delle stanze
di casa mia.
Se avessi dei colori, potrei colorare il mondo.
Perché non è che così sia molto colorato, soprattutto, a
dicembre.
È tutto così grigio, quando non c’è il sole, specialmente
quando si alza la nebbia e qui succede spesso… e la cosa
non mi rende molto allegra.
E pure la gente, è sempre così ingrigita dal tempo, prigioniera
nel suo ruolo.
Che poi ognuno ha il suo e troppo spesso ci resta ingabbiato.
Io non mi farò mai ingabbiare.
Anzi, tolgo il mai, è una parola che non mi piace molto,
cerco di adoperarla il meno possibile, e non dico mai.
Mio padre mi ha insegnato, anni fa, che le due parole
che non bisognerebbe utilizzare sono SEMPRE e MAI.
Perché non si può sapere, nella vita.
Puoi facilmente cadere in contraddizione e devi essere
costretta a rimangiarti quello che hai detto, e non è affatto
bello.
Sono queste le cose che mi mettono di pessimo umore.
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In più fa anche freddo, il cielo è grigio e non aiuta, credo
che stasera la passerò in casa, non saprei nemmeno dove
andare.
Sì, potrei andare al Charleston, incontro sempre qualcuno
che conosco lì, e potremmo bere una birra insieme, ma
c’è un ma.
Rischio che entri qualcuno e lasci la porta aperta, e non
lo sopporterei proprio, stasera!
Gli direi: “Bastardo, vuoi chiudere quella porta o hai la
coda, come i cani?”
Con tutto il rispetto per i cani, che adoro, solo a loro è
concesso lasciare la porta aperta.
Stasera litigherei.
Lui potrebbe provocarmi.
Forse se l’atmosfera si dovesse riscaldare, farei anche a
botte.
E sì che non credo che arrivi ad alzarmi le mani.
Ma sarei pronta anche a questo.
Ecco perché è meglio che resti a casa.
Sì, resto a casa e cerco di darmi un po’ di risposte a tante
domande che vorrei farmi.
Per quelle di mia ignoranza generale (parlare di cultura
non sento che si addica a me, e non lo dico per modestia)
no problem, faccio un giro su Internet e voilà, una risposta
per ogni domanda, una volta volevo sapere cosa fosse il
frattazzo, l’avevo sentito nominare non mi ricordo da chi e
mi piaceva il nome, ricordo che sono stata due mesi con
una voglia di frattazzo, ma non era voglia, sentivo di avere
assolutamente bisogno di avere un frattazzo, mi sarebbe
potuto servire.
Poi scoprii che era quella cosa che usano i muratori per
togliere la calce in eccesso durante i lavori di rifinitura e ca-
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pii che la mia vita avrebbe potuto avere un senso anche se
io non fossi mai venuta in possesso di un frattazzo.
Infatti, non ce l’ho.
Ora non mi serve più.
Ma non credo che tutti conoscano il significato della parola,
che in sé per sé, ammettiamolo, è curiosa.
A parte imuratori, intendo, loro sì che dovrebbero saperlo.
Anzi, lo sanno di sicuro.
Ma gli altri no, che ne sanno?
E se devo dirlo sinceramente, l’idea di scendere per strada
per fermare la gente e chiedere: “Scusi, ha per caso visto
passare il mio frattazzo?” l’ho avuta più volte, ma solo per
vedere quanti ne conoscessero il significato.
Per fare un sondaggio, più o meno, una statistica.
Ma mi sono sempre fermata dal farlo, e credo di aver fatto
bene.
Perché avrei potuto incontrare Margherita o mia madre,
per strada, e a loro non avrei potuto chiedere: “Avete visto
il mio frattazzo?”
Oppure qualche amico…
Insomma, quando si esce per strada, si incontra spesso
qualcuno che si conosce, ed io personalmente, mi troverei
meglio a parlar di frattazzi con uno sconosciuto piuttosto
che con mia madre.
Anche se poi, non è che mi capiti molto spesso di voler
parlare di frattazzi, adesso che so cosa sono.
Quando sai tutto di qualcosa, spesso quella cosa perde
metà del suo fascino.
Anche più di metà.
Quando guardo il cielo stellato in estate, o una stella cadente,
sono convinta che se sapessi esattamente come stanno
le cose, lassù, ne rimarrei molto meno affascinata.
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O come quando mi incanto davanti ad una borsa in un
negozio, e sento che non potrei vivere senza, e poi la compro
e dopo una settimana mi accorgo che avrei potuto farne
a meno…
Ma questa è un’altra cosa.
O come quando mi innamoro di qualcuno, e poi lo conosco
bene e non mi piace più…
E questa è un’altra cosa ancora.
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Capitolo 3
E allora stasera resto a casa, è deciso.
Resto a casa a fare quello che mi va, guardo un po’ di tv
anche se la odio, oppure mi sparo un film.
Sì, mi sparo un film, ma prima cerco le risposte alle mie
domande su Internet.
E prima ancora chiamo Francesca. Chiamo Francesca e ci
facciamo una di quelle nostre interminabili chiacchierate
che quando cominciamo facciamo notte…
Sì, la chiamo.
Ora.
L’ho chiamata.
Abbiamo parlato un po’, ma nemmeno così tanto. Ho capito
dopo 10 minuti che era impegnata, ma non doveva
uscire. Le ho anche chiesto se fosse da sola e mi ha risposto
di sì. Ed io le credo. Solo che mentre parlavo mi sembrava
come se non prestasse troppa attenzione a quello che le dicevo,
e le ho chiesto se stesse facendo qualcos’altro, nel frattempo.
Mi ha risposto che stava chattando con uno. Dice
che non lo conosce personalmente, ma che è simpaticissimo.
L’ha conosciuto in chat per l’appunto, lei ci va spesso.
Non spessissimo, ma ci va. E dice che lì ha incontrato un
sacco di amici. Più e meno simpatici. Però ha fatto delle
scremature, ed ha selezionato i migliori, a cui ha dato il suo
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indirizzo privato di posta. Così si scrivono tutte le volte che
vogliono, e si messaggiano ogni volta che accendono il loro
pc. Non male l’idea, solo che io non so se ne sarei capace!
Per me non è molto facile parlare con uno che non conosco.
Come faccio a raccontarmi, se non so chi è, cosa fa, se sta ridendo
di me…
O forse sì!!!
Almeno gli potrei chiedere se abbia mai visto un frattazzo!
E sarei certa di non fare figure di merda, tanto non mi
conosce, e pure se dovesse ridere, regalare un sorriso non fa
mai male!
Che idea…
Che non sia una di quelle idee balorde che mi vengono
in testa, ogni tanto???
No, questa non credo, c’è tanta gente che lo fa, e magari
non lo dice nemmeno, e poi lo fa anche Francesca! Mi sa
che solo io non chatto e non ho mai chattato, con tutto che
siamo alla fine di questo 2006.
Forse dovrei colmare questa lacuna.
Che poi lo posso fare una volta sola, se non mi piace
mollo tutto!
Mica è come farsi una pera, che dà dipendenza…
Uno ci prova, se si diverte può farlo quando vuole,
quando ne ha tempo e voglia, se no amen!
E poi si possono incontrare tanti nuovi amici con cui dividere
delle emozioni, e quando proprio si dovesse restare
a corto di argomenti, potrei sempre tirare fuori il mio frattazzo!
Sapevo che un giorno o l’altro mi sarebbe tornato
utile…
Sì, ma… con chi chatto…?
Non conosco nessuno, io, né so come si chatta, né dove
andare a cercare una chat.
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Vabbe’, conoscerò qualcuno se chatterò, imparerò come
imparano tutti, se c’è da imparare qualcosa… mica mi ritengo
così impedita… e la cercherò su Internet, e dove se
no, che tanto lì si trova qualunque cosa, così come ci ho trovato
pure il mio frattazzo.
Chatto subito, così mi tolgo lo sfizio, ma prima mangio
una mela.
Mangio la mela e penso.
Penso che questa è un’idea ben ponderata, ho già messo
sulla mia bilancia a due piatti i pro e i contro della situazione,
e devo dire che pende tutta dalla parte dei pro. Anzi, mi
sa che contro non ce ne sono proprio, forse uno, ma piccolo,
è così piccolo che non merita nemmeno di essere considerato.
Non fa peso!
Basta con la mela.
È arrivato il momento.
Aprirò Internet, cercherò alla voce CHAT, e sono arcistrasicura
che sarò inondata da centomila nomi di chat diverse,
e a quel punto dovrò scegliere.
Francesca preparati! Sto per diventare una chattona
anch’io.
Sceglierò una chat qualunque, dal nome divertente ed entrerò,
e mi presenterò come so fare solo io, educatamente:
– Buongiorno, mi chiamo Alessia, ho 32 anni.
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Capitolo 4
Ho chattato.
Sono entrata anch’io a far parte di questo meraviglioso
mondo di chattoni. E sento di non poterne fare più a meno!
No, non è vero, potrebbe essere l’ultima volta. E non
credo mi mancherebbe più di tanto. A dire il vero non è
stata l’esperienza più sconvolgente della mia vita. Era uno
stanzone in cui c’erano scritti dei nomi, dalle dodici alle
quindici persone, però apparivano con dei soprannomi,
che in chat sono detti nickname, per non rivelare la propria
identità.
E anch’io ho dovuto crearmene uno, sul momento, senza
pensarci.
O meglio, ci potevo anche pensare, però intanto non potevo
ancora entrare in chat, e io volevo chattare.
Ma la schermata era irrimediabilmente ferma sulla pagina
che diceva:
SCEGLI IL TUO NICKNAME.
E sotto c’era la finestrella perché io ce lo potessi scrivere.
L’ho scritto.
Ho scritto ALE. Così mi chiamo, per gli amici.
SPIACENTE, C’È GIÀ UNA ALE NELL’ELENCO.
SCEGLI IL TUONICKNAME.Oddio, e mo’ che gli scrivo?
Mi serviva uno pseudonimo! Cerchiamo nei fumetti?
Cerchiamo.
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Ho pensato a cose tipo Topolina, Paperina, ma forse erano
già troppo abusati e popolari come nick, allora mi son
tornati in mente i fumetti che leggevo vent’anni fa, Diabolik,
Kriminal, Satanik: che belli, li adoravo da piccola. Ed ho
pensato che mi sarei potuta chiamare Sadikaz, meno male
che mi sono fermata in tempo pensando all’ambiguità del
nome. Però per un attimo mi è piaciuto davvero.
Basta, devo chattare! Un nick vale un altro. Cerchiamo
nelle maschere, anche se le odio. Però ce n’è una che mi
piace, anche se ho un’amica che la detesta proprio.Ma lei la
detesta perché da piccola la mamma le comprò il vestito di
carnevale e dovette usare sempre quello, e mentre le sue
amiche si vestivano da Biancaneve, da fatina o da Minnie,
lei dovette vestirsi per cinque anni sempre da Pierrot!
È l’unica maschera che mi piace davvero, forse perché è
un po’ come me, mentre tutti si divertono, lui in fondo è triste,
piange sempre in un angolo da solo, ma con una lacrima
soltanto, mentre io invece quando inizio piango a dirotto…
e non mi sono mai piaciute le feste di carnevale da
bambina, e non mi ci sono mai nemmeno divertita, anche se
mi vestivo da fatina e non con la maschera di Pierrot.
PIERROT ho digitato.
ACCESSO COMPLETATO, BENVENUTA IN CHAT!!!
Finalmente potevo chattare anch’io! E vicino a quell’elenco
di nick, si è aggiunto anche il mio. A fianco invece,
c’erano le conversazioni che queste persone facevano, e si
leggevano tutte, e ognuno poteva intervenire in qualunque
momento per dire la sua, per lanciare un’idea, per trovare
argomenti su cui discutere, e la discussione poteva anche
essere impegnata, che tanto nessuno si sarebbe dovuto alzare
per chiudere la porta, che in quello stanzone, di porte,
non ce n’erano.
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– Benvenuto Pierrot!
– Ciauuuuuuuuuuuuuuu a tutti! – ho scritto io
– Hey Pierrot, sei un nuovo acquisto? –
– Per me è la prima volta, disturbo? –
– Noo, vieni!! C’è la Simo che sta di fuori, stasera!
Siamo andati avanti così per un po’, leggevo le loro conversazioni
che a dire il vero non è che fossero così impegnative,
e rispondevo alle loro domande, la prima cosa che mi
hanno chiesto è stato quanti anni avessi, ma ero preparata.
E intanto leggevo i loro nomi, c’era Simo72, che doveva
essere la Simo che stava fuori, e che in tutta probabilità doveva
chiamarsi Simona, poi c’era Macaco, che però non
parlava quasi mai, poi mi ricordo Cavallo Pazzo, Matrix e
Selvaggia, Il Coyote, Agata, Sempreverde, e qualche altro
che non ho memorizzato. E ognuno diceva qualcosa, più o
meno importante, Selvaggia ha detto che la sera prima era
andata a cena con uno che non le piaceva per niente, però si
è divertita, e ha anche bevuto, tanto che è tornata a casa
quasi ubriaca… E Simo le ha risposto che non era una novità,
e che ormai si era abituata alle sbronze della Selvy, così
la chiama lei. Anch’io ho detto che a volte la sera bevevo un
pochino, e Simo mi ha risposto:
– Pierrot, qua so’ tutti ‘mbriaconi e cannaroli!
Uno ha risposto – ma quando mai –, un altro ha detto
che fumava ma era astemio, e parlavano un po’ tutti, e intanto
mi sono accorta che cliccando sui nick dei presenti,
compariva il profilo della persona, una piccola descrizione
di… massimo cinque parole. Ho cliccato sul mio nome: nessun
profilo, c’era scritto. Dovevo mettere il profilo! Cazzo,
io non l’ho messo! Non ho un profilo! Ho cliccato sulMacaco,
nessun profilo nemmeno lui, almeno non sono la sola!
Poi ho visto quello di Selvaggia, bruna e solare, diceva, Ma-
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trix era Scopritemi! Elio diceva Amo le donne, ah, poi è entrato
pure Aviatore, che nel suo profilo, per un eccesso di
fantasia diceva Amo volare!
E ho iniziato, leggendo i profili, ad immaginare chi potesse
esserci dall’altra parte, gente come me forse, che come
me aveva iniziato per curiosità e poi aveva trovato degli
amici, ma quanto veri, poi? Ho letto anche il profilo di
Simo72, Lesbica Convinta diceva, fanno sul serio qua, poi
ad un certo punto si è aperta da sola una finestrella piccola,
dove ho letto – ciao pierrot – e io ci potevo scrivere sotto,
ma sembrava che parlassi solo con lui, in quella finestrella.
Poi mi hanno spiegato che quelle sono le stanze private,
lì dette pvt. Chiunque le può aprire cliccando due
volte sul nome con cui vuole fare conversazione privata,
senza farsi leggere da tutti gli altri, ma se quello che è stato
chiamato non ha voglia di parlare in pvt può chiuderla
subito. E comunque ognuno dei due può chiuderla in
qualsiasi momento, come una normale cornetta del telefono,
ma poi si può continuare a parlare nella room comune.
E in alto alla finestrella c’era il nick di chi mi aveva chiamato,
era Macaco.
– ciao Macaco
– m o f?
– che vuol dire m o f? – gli ho scritto.
– sei maschio o femmina?
– ah, scusa… – questi ad abbreviare le parole so’ dei draghi,
pvt, m o f, e qualcuno si lamenta che io ho unmodo di
scrivere tipo messaggi sul cellulare, tipo quando scrivo
XCHE’ mentre voglio dire PERCHE’, ma è quasi di uso comune
ormai, e sulle lettere ufficiali scrivo PERCHE’, ma
questi stanno oltre, mi ci vorrebbe un’interprete, vabbè, mi
abituerò in fretta!
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– è importante saperlo?
– beh, credo di sì! allora?
– se non mi sono cresciute le palle mentre leggevo delle
vostre ubriacature, direi femmina!
– ma sei una femmina! e perché quel nome da uomo?
– non credo che sia un nome da uomo, in fondo è una
maschera, e credo anche unisex…
– sì, forse hai ragione… chissà perché credevo fossi
maschio…
– e tu?
– il nome che ti fa pensare?
– direi… maschio?
– brava pierrot!
E poi mi ha chiesto di dove fossi, ed io gliel’ho detto, e lui
mi ha detto di dov’era, emi ha domandato se fossi sposata o
fidanzata, ed io gli ho risposto di no a tutt’e due, e poi mi ha
raccontato che è stato fidanzato per tre anni con una che poi
l’ha lasciato per mettersi con un altro pieno di soldi, e che
lui la sera si divertiva ad entrare in chat per cercare amici
nuovi, per conoscere gente chemagari di persona non conoscerà
mai. Però è un modo simpatico per passare la serata e
sentirsi un po’ meno soli, mi ha detto, perché lui abita in un
paese piccolo piccolo dove ha pochi amici, e non esce tutte
le sere, e in casa davanti alla TV si annoia, proprio come me.
Contemporaneamente cercavo anche di scrivere qualcosa
sulla room comune, per non far vedere che leggevo solo
i loro discorsi ma partecipavo più o meno anch’io, anche se
devi essere veloce se vuoi scrivere messaggi in più stanze
diverse.
Poi si è aperta un’altra finestra privata, anzi, un altro pvt,
ed era Simona che mi domandava come mai fossi lì, e le ho
spiegato che era la prima volta, lei mi ha detto che ci stava
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da parecchio perché aveva degli amici e delle amiche, anche
lei voleva sapere se fossi maschio o femmina e gliel’ho
detto. E lei mi ha detto che era una lesbica convinta
 
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